Arnold Gehlen è conosciuto nel panorama filosofico del ‘900 come uno dei fondatori dell’antropologia filosofica. La sua riflessione è diretta a definire una nuova “immagine” dell’uomo, cercata attraverso un confronto con le scienze umane e in modo particolare con le discipline biologiche, psicologiche e sociali. Gehlen comincia col prendere in esame i risultati delle scienze bio-morfologiche e crea un confronto tra l’uomo e l’animale, in particolare sulla base delle teorie dei biologi Portmann, Bolk, Verluys, Schindewolf. Da questa analisi conclude che l’uomo è un «essere carente», cioè non dotato di organi e funzioni «specializzati» tali da adattarlo subito e adeguatamente a un determinato ambiente naturale.
Gehlen parte dunque dalla constatazione che l’uomo non è un essere perfetto. In questo è evidente l’influenza dell’idea dell’indeterminatezza umana che dopo essere stata formulata nel Rinascimento da Marsilio Ficino e da Pico della Mirandola, è stata ripresa da Kant (che nell’Antropologia dal punto di vista pragmatico considera l’uomo quale egli stesso si fa in virtù della sua libera attività), da Herder (che individua nella povertà istintuale dell’uomo nello stesso tempo una minaccia alla sua sopravvivenza e una possibilità di sviluppo superiore), da von Humboldt (che sottolinea lo stretto rapporto tra linguaggio e mente e l’importanza del primo per lo sviluppo della seconda) e infine da Nietzsche il quale definì l’uomo come l’ "animale non ancora stabilizzato".