sabato 12 febbraio 2011

Arnold Gehlen


Arnold Gehlen è conosciuto nel panorama filosofico del ‘900 come uno dei fondatori dell’antropologia filosofica. La sua riflessione è diretta a definire una nuova “immagine” dell’uomo, cercata attraverso un confronto con le scienze umane e in modo particolare con le discipline biologiche, psicologiche e sociali. Gehlen comincia col prendere in esame i risultati delle scienze bio-morfologiche e crea un confronto tra l’uomo e l’animale, in particolare sulla base delle teorie dei biologi Portmann, Bolk, Verluys, Schindewolf. Da questa analisi conclude che l’uomo è un «essere carente», cioè non dotato di organi e funzioni «specializzati» tali da adattarlo subito e adeguatamente a un determinato ambiente naturale.  
Gehlen parte dunque dalla constatazione che l’uomo non è un essere perfetto. In questo è evidente l’influenza dell’idea dell’indeterminatezza umana che dopo essere stata formulata nel Rinascimento da Marsilio Ficino e da Pico della Mirandola, è stata ripresa da Kant (che nell’Antropologia dal punto di vista pragmatico considera l’uomo quale egli stesso si fa in virtù della sua libera attività), da Herder (che individua nella povertà istintuale dell’uomo nello stesso tempo una minaccia alla sua sopravvivenza e una possibilità di sviluppo superiore), da von Humboldt (che sottolinea lo stretto rapporto tra linguaggio e mente e l’importanza del primo per lo sviluppo della seconda) e infine da Nietzsche il quale definì l’uomo come l’ "animale non ancora stabilizzato". 

Martin Heidegger


Nelle lezioni del 1929-1930: "Concetti fondamentali della metafisica. Mondo-finitezza-solitudine"il filosofo tedesco sviluppa metodicamente la triplice tesi -«la pietra è senza mondo»,«l'animale è povero di mondo»,«l'uomo è formatore di mondo» - come filo conduttore per la chiarificazione dei concetti di «mondo» e «finitezza». L'analisi filosofica è qui interamente orientata sulle ricerche della biologia e della zoologia contemporanee, in particolare su quelle di Jakob von Uexkull. Le ricerche di Uexkull sono definite esplicitamente "la cosa più fruttuosa che la filosofia possa far propria della "biologia oggi dominante",  Heidegger  riconosce che le parole di cui egli si serve per definire la povertà di mondo dell'animale non esprimono nulla di diverso da quanto Uexkull intende coi termini Umwelt e innerwelt . Heidegger chiama das Enthemmende, il disinibitore,ciò che Uexkull definiva "portatore di significato"  e , cerchio disinibitore, ciò che lo zoologo chiamava Umwelt, ambiente.  L'animale è chiuso nel cerchio dei suoi disinibitori proprio come, secondo Uexkull, nei pochi elementi che definiscono il suo mondo percettivo. Per questo, come in Uexkull, l'animale "se entra in relazione con altro, può incontrare solo ciò che colpisce'esser-capace e che lo mette così in moto. Tutto il resto non è a -priori in grado di penetrare nel cerchio dell'animale" .Il modo di essere proprio dell'animale, che definisce il suo rapporto col disinibitore, è lo stordimento. In quanto è essenzialmente stordito e integralmente assorbito nel proprio disinibitore, l'animale non può veramente agire  o avere una condotta  rispetto ad esso. Lo stordimento è la condizione di possibilità grazie a cui l'animale si comporta in un ambiente, ma mai in un mondo ". Come esempio dello stordimento, che non può mai aprirsi a un mondo, Heidegger riferisce l'esperimento(già descritto da Uexkull) in cui un'ape viene posta in laboratorio davanti a una coppetta piena di miele. Se,dopo che l'ape ha cominciato a succhiare, si recide l'addome dell'ape, essa continua tranquillamente a succhiare mentre si vede il miele scorrere via dall'addome aperto. Ciò mostra in modo convincente che l'ape non constata affatto che c'e' troppo miele. Non costata ne questo ne - cosa che sarebbe ancora più ovvia - la mancanza del suo addome. Neanche per idea, bensì continua la sua pratica istintuale , proprio perchè non constata che c'è ancora miele. Piuttosto, essa è semplicemente assorbita nel cibo. Questo essere assorbita è possibile soltanto dove è presente un istintivo"verso".Questo essere assorbito in un tale essere sospinto esclude al tempo stesso la possibilità di constatare un essere-disponibile. Proprio l'essere assorbito dal cibo impedisce all'animale di porsi di fronte ad esso. 

Paul Alsberg

 

Alsberg nel libro del 1922 Das Menschheitsrätsel (L'enigma uomo) contesta tutti i tentativi di spiegare l’uomo in base a qualcos’altro (Dio, lo spirito, il linguaggio, l’animale, ecc.) La prima parte del suo libro è dedicata a criticare i vari tentativi di spiegare l’uomo a partire dall’animale o da un principio metafisico come lo spirito. Se mi limito a considerare l’anatomia del corpo umano devo constatare che dal punto di vista delle funzioni organiche esiste una piena continuità fra l’uomo e l’animale. La situazione cambia radicalmente se considero invece il modo con cui il corpo umano si struttura in relazione all’ambiente: «qui non esiste alcun dubbio che ambedue si differenziano in modo netto, in quanto il corpo animale è ottimamente adattato alla natura, mentre il corpo umano manca di ogni protezione e dispositivo di difesa e perciò verso la natura si presenta in una condizione d’inferiorità. Non ci si può rappresentare una contrapposizione biologica più netta. Di conseguenza lo schema evolutivo alla base della costituzione corporea dell’uomo e dell’animale devono essere diversi». In tale ottica Alsberg si confronta anche con le tesi di Klaatsch e Bolk (che grande influsso avranno su Gehlen ), ma arrivando a conclusioni opposte: l’uomo non è il risultato fortunato di un ritardamento organico, in quanto la carenza organica, la mancanza di difese, la massa celebrale accresciuta sono piuttosto le conseguenze del principio costitutivo dell’esser umano e solo con un gioco di prestigio si potrebbe farle passare per cause. In altri termini: l’uomo perde il manto peloso (e quindi diventa biologicamente più vulnerabile) perché indossa abiti e non il contrario. Inoltre com’è possibile sostenere che un essere è diventato uomo in conseguenza di un problema di ritardo o di carenza organica, quando è una legge di natura che ogni insufficienza organica costitutiva porti alla morte?  Alsberg  riconosce nell’uomo un progressivo indebolimento organico, un’involuzione biologica,  compensata da un’evoluzione sul piano culturale. Secondo Alsberg  l’evoluzione sociale avviene solo attraverso utensili è un’evoluzione  “extra-organica”, esosomatica  che produce contemporaneamente una involuzione organica.  «il principio evolutivo dell’animale è quello dell’adattamento organico (perfezionamento del corpo), il principio evolutivo dell’uomo è quello del disimpegno organico grazie agli strumenti artificiali». Il “disimpegno organico” che libera l’uomo dal bisogno è possibile solo perché il problema dell’adattamento e dell’evoluzione viene spostato sul piano extra-organico: tale spostamento è ciò che contraddistingue l’uomo da tutti gli altri esseri viventi, quindi il principio costitutivo dell’esser umano

Louis Bolk


Il problema dell’ominazione, ossia della prima insorgenza della forma umana, è al centro del rivoluzionario lavoro di ricerca di Louis Bolk, l’anatomista-filosofo autore di una teoria che avrebbe influenzato buona parte dell’antropologia filosofica novecentesca, e che si può sintetizzare nella suggestiva definizione di Gould: “Il bambino è il padre dell’uomo”.
Se l’ipotesi evoluzionistica di Darwin aveva incentivato gli studi di anatomia comparata e la somiglianza morfologica era stata considerata un indispensabile metro di valutazione delle affinità esistenti tra i primati, con Bolk l’approccio al problema cambia diametralmente. Dalla filogenesi l’attenzione si sposta sull’ontogenesi, e quindi sulle cause interne di sviluppo dell’organismo e conseguentemente della sua forma.
Ciò che viene sostanzialmente negato è che l’adattamento all’ambiente possa spiegare l’origine dei caratteri primari dell’uomo, che invece sarebbero l’effetto di cause endogene, interne all’organismo. La fisiologia diventa pertanto l’ambito maggiormente indagato, al fine di pervenire al principio determinante dell’ominazione.
Contrario alla tesi secondo cui la postura eretta avrebbe causato i caratteri specifici dell’uomo, Bolk si interroga piuttosto sui motivi dell’andatura eretta, intesa come fenomeno solo secondario. E la risposta è individuata nei caratteri primari oggetto della sua ricerca, tra i quali l’ortognatismo, la mancanza di peluria, la persistenza delle suture craniche. Tali elementi, considerati alla luce dell’ontogenesi dei primati, portano a una conclusione assolutamente sorprendente: “Le caratteristiche e le condizioni della forma che nel feto degli altri primati sono transitorie, nell’uomo si sono stabilizzate” , per cui si può concludere che “ciò che nel processo evolutivo delle scimmie era uno stadio di passaggio, nell’uomo è diventato lo stadio finale della forma” .
E’ questa la celebre ipotesi della fetalizzazione, che spiega l’essenza della forma umana come esito di un ritardo dello sviluppo, che nell’uomo, a differenza della scimmia, sarebbe di tipo conservativo. 

venerdì 11 febbraio 2011

Jakob von Uexkull



Ad introdurre la distinzione tra mondo (umano) e ambiente (animale), nella prima metà  del Novecento, era stato uno dei grandi pionieri della biologia moderna, Jakob von Uexkull, le cui ricerche furono in seguito un punto di riferimento fisso in tutti i tentativi della cultura filosofica europea di confrontarsi con le nuove scienze della vita. Johannes Johann von Uexkull è stato un biologo, zoologo e filosofo tedesco. Fu un pioniere dell'etologia ed è considerato come uno dei fondatori dell'ecologia. Dopo gli studi in zoologia all'Università  di Tartu dal 1884 al 1889, il Barone Jakob Johann von Uexkull lavorò presso l'istituto di fisiologia dell'Università  di Heidelberg, in seguito presso la Stazione Biologica di Napoli. Nel 1907 gli fu conferito un Dottorato Honoris causa dall'Università  di Heidelberg per i suoi studi di fisiologia muscolare. Nel 1926 fonda l'Institut fur Umweltforschung presso l'Università  di Amburgo.
Introdusse in biologia la nozione di ambiente (Umwelt). Ogni animale vive chiuso nel suo mondo-ambiente, un mondo chiuso rispetto agli altri mondi-ambienti anche se connesso a questi. Ad esempio, la zecca reagisce a tre soli stimoli: quando la femmina gravida si posiziona su un ramo e attende il passaggio di un animale, un primo stimolo olfattivo (l'acido butirrico emesso dai follicoli sebacei dei mammiferi) le suggerisce di lasciarsi cadere; grazie a un organo sensibile alla temperatura capisce se è caduta su un animale; se ha avuto fortuna attraverso il tatto si posiziona su uno spazio di pelle nuda conficcandosi fino alla testa in modo da poter succhiare il sangue caldo. Una volta sazia si lascia cadere, depone le uova e muore. Sebbene limitato in confronto al nostro questo è un mondo a parte; dove la scienza classica vedeva un unico mondo, comprensivo di tutte le specie viventi disposte gerarchicamente, von Uexkull pone un'infinita varietà  di mondi percettivi, collegati fra loro anche se reciprocamente esclusivi.
L'influenza del suo pensiero ha trasceso i confini della biologia per giungere alla filosofia, in particolare la fenomenologia e l'ermeneutica, e alla semiotica. Nel 1914 Max Scheler fu tra i primi ad accorgersi della rilevanza filosofica delle sue tesi applicandole a una nuova filosofia della percezione non più kantianamnete sintetica, bensì selettiva e sviluppando successivamente su queste basi la famosa distinzione fra Weltoffenheit (apertura al mondo accessibile al centro personale) e chiusura ambientale (l'Umwelt in cui rimane assopito non solo l'animale, ma pure l'uomo che vive nella prospettiva predominante dell'Io). Successivamente si sono interessati alla sua opera anche Georges Canguilhem, Maurice Merleau-Ponty, Gilles Deleuze, Jacques Lacan, Martin Heidegger,  Helmuth Plessner e il semiologo Thomas Sebeok.